
“Pochi umani nella vita hanno il privilegio di tracciare il loro nuovo cammino verso casa.”
Sei mesi fa Colgrande era un’aggiudicazione, un pezzo di carta. Molti ettari di bosco e campagna selvaggia, un borghetto di ruderi abbandonati da anni. Oggi è un pozzo che torna a dare acqua, una strada disegnata metro per metro sul terreno vero ed un gruppo di persone finora sconosciute che iniziano a collaborare attorno a un metodo innovativo di costruire il futuro e nuove case.
Non è successo con il piano dettagliato che avevamo pensato.
È successo perché abbiamo imparato, mese dopo mese, a farci le domande più semplici: Acqua, Cibo, Casa, Energia, Fondi – e lasciare che la risposta arrivasse dal mondo e non dalla nostra testa.
Ogni volta che abbiamo complicato le cose e ci siamo fermati di fronte alla complessità, siamo tornati a chiederci cosa fosse davvero essenziale, ed è successo quello che non avremmo mai potuto disegnare a tavolino.
In questi sei mesi sono arrivate le persone giuste, quasi sempre nell’ordine giusto: chi sa leggere la terra, chi sa leggere le norme agricole, chi sa progettare case autosufficienti, chi ha già costruito con paglia e legno, uniti nel voler portare qui il loro sapere. Nessuno di loro era previsto in un piano di marketing o di progetto.
Sono arrivati perché qualcuno ha parlato a qualcun altro, e ognuno ha sentito che dietro i nostri intenti c’era del metodo, non solo entusiasmo.
Il metodo CàNoVa, che si sta sviluppando a Colgrande, è fatto di fasi divergenti e convergenti, di complicazione e semplificazione, di reciprocità (ayni) e collaborazione (ubuntu) in pratica, di tradizione ed innovazione, di umani e AI che lavorano insieme.
Il compimento del sesto mese ci ha fatto un grande regalo inatteso, che potrebbe trasformare i nostri prossimi passi. Una casa piccola, semplice, cercata per essere solo un tetto temporaneo duranti i lavori, si è offerta di essere qualcosa in più: un primo luogo dove chi viene a Colgrande per sostenerci, aiutarci o anche solo riposarsi possa essere ospitato.
Sei mesi non bastano a costruire una comunità. Bastano però a dimostrare che il metodo CàNoVa tiene: chiedere semplice, invocare reciprocità, lasciare spazio, fidarsi che la risposta arrivi, credere nei sogni positivi. Continuiamo così.